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Critica scientifica

La sperimentazione animale si basa storicamente sull’idea che un organismo animale possa rappresentare un modello utile per comprendere processi biologici e patologici umani. In passato, questa somiglianza è stata spesso giustificata facendo riferimento alla condivisione di sequenze genetiche, ad esempio al fatto che l’uomo condivida con il topo una parte rilevante dei geni. Tuttavia, le conoscenze acquisite nell’era post-genomica hanno mostrato che la sola somiglianza del DNA non è sufficiente a rendere una specie un modello affidabile per un’altra.

Oggi sappiamo che non conta soltanto quali geni siano presenti, ma anche come, quando e in quali contesti essi vengano attivati o silenziati. I meccanismi epigenetici, la regolazione dell’espressione genica, le reti cellulari e le interazioni con l’ambiente possono produrre risposte biologiche molto diverse anche a partire da sequenze genetiche simili. Differenze nella regolazione dei geni possono tradursi in differenze significative nello sviluppo, nella fisiologia, nel sistema immunitario, nel metabolismo, nella risposta ai farmaci e nella suscettibilità alle malattie.

Per questo motivo, nella ricerca biomedica contemporanea il problema della validità esterna dei modelli animali è centrale. Anche quando uno studio è ben disegnato e condotto con elevati standard metodologici, resta il limite strutturale della distanza biologica tra specie: un sistema animale non è una versione semplificata dell’essere umano, ma una configurazione biologica distinta, con proprie modalità di regolazione genica, fisiologia, metabolismo, immunità, risposta infiammatoria e interazione con l’ambiente.

La validità esterna non dipende quindi soltanto dalla qualità tecnica del dato, ma dalla pertinenza del sistema utilizzato rispetto al fenomeno umano che si intende studiare. Migliorare endpoint, standardizzazione, raccolta dati o reporting può aumentare la precisione interna del modello, ma non elimina le differenze interspecifiche che condizionano la trasferibilità dei risultati all’uomo.

Di conseguenza, la capacità predittiva dei modelli animali non può essere assunta come proprietà generale né data per acquisita sulla base della consuetudine d’uso. Deve essere dimostrata caso per caso, rispetto alla specifica domanda scientifica e agli esiti umani di interesse.

Anche il concetto di “complessità” richiede una riflessione critica. L’utilizzo di un organismo intero viene spesso considerato un vantaggio intrinseco dei modelli animali; tuttavia, la presenza di una maggiore complessità biologica non garantisce automaticamente una maggiore pertinenza scientifica. In molti casi, questa complessità introduce variabili difficilmente controllabili e meccanismi specie-specifici che possono aumentare il rumore sperimentale e rendere più difficile distinguere gli effetti realmente rilevanti per l’uomo.

Inoltre, pur essendo presentato come modello complesso, l’animale viene spesso utilizzato per studiare aspetti circoscritti e artificialmente indotti di una patologia umana. In questo senso, la complessità dell’organismo non elimina il carattere riduzionista del modello: al contrario, può combinare una complessità biologica difficile da controllare con una rappresentazione parziale, semplificata o distorta del fenomeno umano che si intende studiare.

In questa sezione troverete articoli, approfondimenti e contributi scientifici dedicati all’analisi critica della sperimentazione animale, con particolare attenzione ai limiti metodologici e traslazionali dei modelli animali e della ricerca basata sul loro impiego.

Critica scientifica

Terapia COVID-19: gli studi preclinici portano fuori strada

17/01/2022
Diverse esperienze di ​​fallimento dei farmaci testati contro il COVID-19 hanno dimostrato che si dovrebbe mettere in discussione l’applicazione dei metodi preclinici tradizionali che prevedono la sperimentazione su modelli cellulari convenzionali e modelli animali prima […]
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I ricercatori si stanno allontanando dai modelli animali a causa di uno scarso successo nel campo dell’ictus? Un’analisi delle opinioni

27/12/2021
Pound P., Ram R., BMJ Open Science 2020;4:e100041 Nonostante decenni di ricerche che utilizzano gli animali per sviluppare trattamenti farmaceutici per i pazienti che hanno avuto un ictus, esistono poche opzioni terapeutiche. La stragrande maggioranza degli interventi di successo […]
Critica scientifica

È tempo di includere il danno agli esseri umani nell’analisi costi-benefici della sperimentazione animale

27/12/2021
Il concetto delle 3R (replacement, reduction, refinement) proposto da Russell e Burch sembra ora essere ampiamente accettato. Tuttavia, i loro avvertimenti riguardo la dipendenza dagli animali come modelli per l’uomo, il problema insormontabile delle differenze […]
Critica scientifica

È tempo che i revisori richiedano gli studi di convalida su Organs-on-Chip invece che sugli animali?

12/10/2021
Articolo tratto da: Ingber, D. E., Is it Time for Reviewer 3 to Request Human Organ Chip Experiments Instead of Animal Validation Studies?. Adv. Sci. 2020, 7, 2002030. https://doi.org/10.1002/advs.202002030 Riassunto Nel secolo scorso, per convalidare la rilevanza fisiologica dei risultati […]
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Il test del nuoto forzato ha una scarsa precisione per identificare nuovi antidepressivi

26/08/2021
Lo dice uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Drug Discovery Today il 12 agosto 2021. Nonostante la prevalenza della depressione resistente al trattamento, molte aziende farmaceutiche hanno abbandonato lo sviluppo di nuovi antidepressivi. Gli esperti […]
Critica scientifica

I Primati non umani non sono buoni modelli per la ricerca biomedica

11/08/2021
Tra i Primati non umani (PNU) si annoverano le specie animali più vicine all’uomo dal punto di vista filogenetico. In particolare con gli scimpanzé condividiamo il 98,7% dei geni, contro l’85% di corrispondenza con il […]

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