Cos’è la sperimentazione animale?
La sperimentazione animale (s.a.) è un termine ombrello che comprende l’insieme delle attività di ricerca che prevedono l’impiego di animali vivi in ambito biomedico, farmacologico, tossicologico e di ricerca di base. Le procedure possono differire per finalità e grado di invasività: includono interventi chirurgici, test di tossicità acuta e cronica, protocolli che comportano l’induzione di patologie, lesioni o condizioni sperimentali specifiche, fino a procedure terminali.
Nel dibattito etico e giuridico è storicamente utilizzato anche il termine “vivisezione”. La normativa europea e nazionale — in particolare la Direttiva 2010/63/UE e il Decreto Legislativo 4 marzo 2014 n. 26 — adotta invece le espressioni “animali utilizzati a fini scientifici”, “ricerca in vivo” o “sperimentazione animale”. Il diverso lessico adottato a livello normativo non incide sulla natura delle attività svolte, che restano procedure effettuate su animali vivi.
Gravità delle procedure
La classificazione della gravità delle procedure
La Direttiva 2010/63/UE — recepita in Italia con il Decreto Legislativo 4 marzo 2014 n. 26 — prevede che ogni progetto di sperimentazione animale sia classificato in base al livello di dolore, sofferenza, distress o danno duraturo potenzialmente inflitto agli animali.
Le categorie sono quattro: non risveglio, lieve, moderata, grave.
- Non risveglio: procedure eseguite interamente in anestesia generale, al termine delle quali l’animale non riprende conoscenza (ad esempio interventi chirurgici terminali).
- Lieve: procedure che comportano dolore o sofferenza di breve durata e intensità limitata, come prelievi di sangue di volume contenuto, iniezioni o brevi periodi di immobilizzazione.
- Moderata: procedure che determinano dolore o sofferenza di intensità media o prolungata, come interventi chirurgici con risveglio post-operatorio o induzione di patologie con sintomatologia clinica moderata.
- Grave: procedure che causano dolore intenso o sofferenza prolungata o gravi compromissioni dello stato di salute, come modelli sperimentali che inducono malattie gravi o condizioni sistemiche critiche. Esempi di procedure che ricadono in tali categorie sono: test di tossicità cronica/cancerogenicità, impianto chirurgico di cateteri o dispositivi biomedici, trapianto di organi in cui il rigetto può causare angoscia intensa o deterioramento grave, nuoto forzato fino all’esaurimento, privazione di cibo, movimento e isolamento prolungati, modelli di induzione di tumori o tumori spontanei che causano malattia progressiva letale associata a dolore, angoscia o sofferenza di lunga durata.
La classificazione della gravità è uno strumento regolatorio: non elimina la sofferenza, ma la qualifica e la rende giuridicamente gestibile entro determinate soglie.
La presenza stessa della categoria “grave” indica che il dolore intenso può essere considerato compatibile con l’autorizzazione di un progetto, purché rientri nei limiti previsti. In questo senso, la normativa non esclude la sofferenza significativa, ma ne stabilisce le condizioni di ammissibilità.
Inoltre, la valutazione della gravità è formulata su base tecnico-scientifica e in larga parte prognostica. La sofferenza viene stimata prima dell’avvio dello studio, secondo parametri standardizzati, ma resta intrinsecamente legata alla risposta biologica di un essere vivente, che non è pienamente prevedibile né riducibile a categorie amministrative. La classificazione, dunque, rappresenta un dispositivo di controllo e contenimento, ma non una soluzione al problema etico e scientifico dell’imposizione deliberata di dolore a fini di ricerca.
I numeri della sperimentazione animale in Italia
In base ai dati raccolti dal Ministero della Salute secondo le modalità previste dalla 2010/63/UE, recepita nell’ordinamento italiano con il Decreto Legislativo n.26/2014 e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del 15 luglio 2025, nel 2023 sono stati impiegati nella sperimentazione quasi 400.000 animali. Di questi, oltre 100.000 sono stati coinvolti in procedure classificate come “gravi”, ossia associate — secondo la definizione normativa — a dolore intenso, sofferenza prolungata o gravi compromissioni dello stato di salute e del benessere.
Esempi di studi su animali
Di seguito riportiamo alcuni esempi, tratti da pubblicazioni scientifiche peer-reviewed, di protocolli sperimentali su animali approvati dai rispettivi organismi di controllo (in Europa secondo la Direttiva 2010/63/UE; negli Stati Uniti secondo la normativa federale e i comitati IACUC).
Pur operando entro un quadro regolatorio formalmente orientato alla tutela del benessere animale, tali procedure possono comportare livelli significativi di stress, dolore o compromissione fisiologica.
Modelli di dolore neuropatico e infiammatorio
Danno da denervazione parziale (ratto)
Incisione chirurgica della regione infraorbitaria in anestesia; dopo il recupero, iniezione locale di formalina per indurre dolore orofacciale e studiarne i meccanismi neurobiologici. I modelli neuropatici includono legatura o costrizione cronica di nervi periferici.
(Pozza et al., 2016, Indian Journal of Medical Research)
Dolore infiammatorio acuto nei roditori
Iniezione nella zampa posteriore di sostanze irritanti quali formalina o carragenina per per indurre una risposta al dolore, osservabile attraverso comportamenti quali leccamento o scuotimento della zampa, e una maggiore sensibilità agli stimoli: l’animale reagisce in modo più intenso al dolore (iperalgesia) oppure manifesta dolore anche in risposta a stimoli normalmente non dolorosi, come un lieve contatto (allodinia)
(Fischer et al., 2017, Arthritis Research & Therapy)
Modello murino di peritonite settica
Induzione di peritonite nel topo attraverso inserimento chirurgico di uno stent a livello del colon ascendente allo scopo di studiare la sepsi.
Entro poche ore dall’intervento, gli animali mostrano i primi segni clinici di sepsi: mobilità ridotta, deterioramento del pelo, sudorazione, riduzione dell’assunzione di cibo, perdita di peso e riduzione del comportamento di fuga. Gli animali che sviluppano una peritonite grave con infezione sistemica normalmente muoiono entro 48 ore. A seconda della dimensione dello stent inserito, è possibile generare tassi di mortalità distinti, dal 100 al 50%.
Modello murino di infarto miocardico
Induzione di ischemia miocardica nel topo mediante legamento chirurgico di un’ arteria coronaria. Lo scopo è quello di simulare l’infarto e la conseguente disfunzione cardiaca nei pazienti umani.
Modello di trombosi carotidea (cane)
Modello di trombosi carotidea nel cane. In questo studio viene adattato al cane il protocollo comunemente usato nei piccoli animali.
Modello murino di depressione post-partum
Esposizioni delle femmine di ratto in allattamento a stress ripetuto generato dalla presenza di un intruso. Misurazione di parametri biochimici e comportamentali per lo studio della depressione post partum.
Carini, L. M., Murgatroyd, C. A., Nephew, B. C. Using Chronic Social Stress to Model Postpartum Depression in Lactating Rodents. J. Vis. Exp. (76), e50324, doi:10.3791/50324 (2013).
Misurazione dei comportamenti correlati a prurito e dolore nei topi
Esperimenti che prevedono l’iniezione di sostanze fortemente algogene (che provocano dolore) nella guancia del topo, per osservarne gli effetti sul comportamento. Questo tipo di esperimenti non prevede anestesia e necessita di immobilizzare gli animali durante le iniezioni, per evitare che i movimenti dovuti all’ iniezione dolorosa inficino la riuscita dell’esperimento.
Modelli murini di trauma
- Modello di shock emorragico: un catetere viene inserito nell’arteria femorale del topo e viene prelevato il 35-60% del sangue
- Modello di trauma cranico: craniotomia (apertura del cranio) seguita dal dispiegamento di un impattatore ad azionamento pneumatico che misura 3 mm a una velocità di 5-6 m/sec
- Frattura delle ossa lunghe:
- Femore: l’osso è esposto e fratturato tramite osteotomia (recisione chirurgica) o dopo averlo indebolito con diversi fori. La frattura del femore può essere seguita dal posizionamento di un perno endomidollare (dentro il midollo dell’osso), un chiodo di bloccaggio o una vite di compressione endomidollare.
- Pseudofrattura: lesione da schiacciamento muscolare bilaterale agli arti posteriori con iniezione di una soluzione a base di osso nei muscoli lesionati
- Trauma toracico: ad es. si colpisce il torace laterale con un impattatore, con una velocità di 5,8 m/s e un’energia di 152 J/m2 provocando una contusione polmonare… oppure si ventilano gli animali con volumi correnti di 15-45 mL/kg di peso corporeo (eccessivi) per indurre lesioni polmonari
- Politrauma: ad es. il topo viene posto in un tamburo di metallo e fatto rotolare ripetutamente, producendo modelli di lesioni variabili… oppure si inducono shock emorragico, frattura delle ossa lunghe, lesione dei tessuti molli e laparotomia (apertura della parete addominale attraverso incisione) con rimozione dell’intestino cieco.
Julie A. Stortz, Steven L. Raymond, Juan C. Mira, Lyle L. Moldawer, Alicia M. Mohr, Philip A. Efron, Murine Models of Sepsis and Trauma: Can We Bridge the Gap?, ILAR Journal, Volume 58, Issue 1, 2017, Pages 90–105, https://doi.org/10.1093/ilar/ilx007
Modelli animali di abuso fisico e sessuale
Diversi studi hanno sviluppato modelli animali di abuso fisico e sessuale, spesso infliggendo sofferenze estreme agli animali con il pretesto di studiare gli effetti della violenza sull’uomo. Alcuni esperimenti hanno simulato lesioni cerebrali e strangolamento nei ratti per analizzare l’impatto della violenza domestica, mentre altri hanno riprodotto abusi sessuali infantili immobilizzando coniglietti e inserendo palloncini nell’ano per simulare uno stupro. Altri studi hanno esposto femmine di ratto a maschi aggressivi per osservare le reazioni comportamentali e cognitive, con alcuni esperimenti che hanno forzato interazioni sessuali violente tra ratti. Per approfondire vi invitiamo a leggere questo articolo dove sono reperibili anche le fonti bibliografiche.
Considerazione generale
Questi esempi — selezionati dalla letteratura scientifica — illustrano la varietà dei modelli sperimentali attualmente utilizzati in ambito biomedico.
Il fatto che tali studi siano conformi ai requisiti normativi non esaurisce la questione sostanziale: numerosi protocolli prevedono l’induzione deliberata di patologie, lesioni o condizioni di stress con l’obiettivo di riprodurre quadri clinici umani. La regolamentazione definisce criteri di autorizzazione e soglie di gravità ammissibili, ma non incide sulla natura delle pratiche né sull’impatto concreto che esse comportano per gli animali coinvolti.
Oltre agli effetti direttamente connessi alle procedure sperimentali, occorre considerare anche le condizioni di vita negli stabulari. Ambienti controllati, spazi limitati, luce artificiale, isolamento o sovraffollamento rappresentano condizioni lontane dal repertorio comportamentale naturale di molte specie. A ciò si aggiungono le pratiche routinarie di laboratorio — manipolazioni frequenti, contenimento, prelievi, somministrazioni, misurazioni ripetute — che possono costituire ulteriori fonti di stress fisiologico e comportamentale, anche quando eseguite secondo i protocolli previsti.
