Statistiche aggiornate sull’utilizzo di animali a fini scientifici in EU riferite al 2023
Nel 2023, secondo le statistiche annuali della Commissione europea sull’uso degli animali a fini scientifici, raccolte nel database ALURES, nell’UE e in Norvegia risultano utilizzati complessivamente circa 8,3 milioni di animali, in lieve diminuzione rispetto agli circa 8,7 milioni del 2022. Un calo contenuto, che non appare sufficiente a indicare un cambiamento sostanziale.
Ma questo dato non esaurisce il quadro. Come osservato anche da Transcience, le statistiche annuali non includono tutti gli animali allevati e uccisi a fini scientifici senza essere poi inseriti in una procedura o utilizzati nella creazione e nel mantenimento di linee geneticamente modificate, come quelli soprannumerari, malati o privi delle caratteristiche desiderate. Proprio per l’elevato numero di animali prodotti e scartati in questi processi, la dimensione reale del fenomeno è quindi più ampia e, secondo analisi di organizzazioni come Cruelty Free International, può superare i 9 milioni di animali.

La parte più consistente degli utilizzi continua a concentrarsi nella ricerca di base e nella ricerca traslazionale e applicata, che insieme assorbono la grande maggioranza del totale. Nonostante la diminuzione rispetto al 2022, resta ancora rilevante la quota di procedure classificate come moderate, gravi o senza recupero, associate a un impatto significativo sul benessere animale in termini di dolore, sofferenza o stress, oppure concluse con la morte dell’animale senza risveglio dalla procedura.

Guardando più da vicino agli ambiti di ricerca, nella ricerca di base gli animali vengono usati soprattutto negli studi sul sistema nervoso, che da soli rappresentano quasi il 23% del totale, seguiti dal sistema immunitario e dall’oncologia. Hanno poi un peso rilevante anche le ricerche su comportamento animale e biologia animale (9,72%) e quelle sul sistema cardiovascolare, sanguigno e linfatico. Nella ricerca traslazionale e applicata, invece, tra le patologie umane, l’area più rilevante è il cancro, seguita dai disturbi neurologici e mentali e dalle malattie infettive.
A questo si aggiunge una quota rilevante di usi regolatori e di produzione routinaria, cioè attività non legate alla ricerca esplorativa ma a test obbligatori per legge – ad esempio per verificare sicurezza, qualità ed efficacia di farmaci e altri prodotti – e alla produzione standardizzata di sostanze come gli anticorpi.
Ed è proprio qui che emergono alcuni dei dati più critici. Nelle statistiche europee continuano a comparire test per i quali esistono già alternative non animali accettate e affidabili. Tra questi ci sono anche i test di pirogenicità, che nel 2023 contano ancora 17.770 utilizzi. È un dato che pesa non tanto per la sua incidenza sul totale, quanto per ciò che rappresenta: il permanere di procedure che potrebbero già essere superate.
Un altro punto particolarmente problematico riguarda la produzione routinaria di anticorpi. In questo ambito continua infatti a comparire il metodo ascitico nel topo, con quasi 36 mila utilizzi nel 2023, nonostante sia disponibile un’alternativa. Anche questo è uno dei casi in cui il ricorso agli animali sopravvive pur in presenza di metodi sostitutivi.
Accanto alla lieve flessione complessiva, si registrano inoltre aumenti in alcune specie: tra il 2022 e il 2023 crescono i porcellini d’India (+7%), i gatti (+15%), i pesci (+8%) e i cefalopodi (+162%). Restano presenti nelle statistiche ufficiali oltre 8 mila cani, quasi 2 mila gatti e diversi primati non umani, tra cui oltre 3.800 macachi cynomolgus. Sono dati che confermano come, anche nel 2023, il ricorso a specie particolarmente sensibili non sia stato superato.
Il quadro che emerge è quello di una riduzione ancora limitata, che non basta da sola a segnare un vero cambio di passo. Tuttavia, proprio la persistenza di pratiche per cui esistono già alternative mostra quanto sia urgente accelerare il percorso già avviato in Europa verso il superamento della sperimentazione animale. La disponibilità di metodi non animali più innovativi e rilevanti rende sempre più necessario tradurre questo obiettivo in misure concrete, capaci di ridurre davvero il numero di animali utilizzati e di sostituire le procedure ormai superabili.
