Il latte non contiene soltanto proteine, grassi, zuccheri, vitamine e minerali. Contiene anche numerose piccole molecole biologicamente attive, tra cui i microRNA, o miRNA.
Una recente revisione sistematica pubblicata su Trends in Food Science & Technology ha esaminato i microRNA presenti nei prodotti lattiero-caseari e la loro possibile rilevanza per il tumore della mammella. Ma il lavoro mette in luce anche un altro aspetto particolarmente interessante: la composizione molecolare del latte può cambiare in relazione alla salute della bovina, alla mastite, allo stress, alla gravidanza e al sistema di allevamento.
Si delinea così un collegamento tra tre ambiti che vengono spesso studiati separatamente: benessere animale, produzione degli alimenti e salute umana.

Che cosa sono i microRNA?
I microRNA sono minuscole molecole presenti nelle cellule che contribuiscono a regolarne il funzionamento.
Possiamo immaginare il DNA come un grande manuale di istruzioni. Le cellule non utilizzano tutte le istruzioni contemporaneamente: alcune vengono attivate, altre rallentate o bloccate. I microRNA partecipano a questo sistema di controllo e possono quindi influenzare la quantità di determinate proteine prodotte dalla cellula.
In questo modo intervengono in processi fondamentali come crescita cellulare, morte programmata delle cellule, risposta immunitaria e infiammazione. Alterazioni della loro attività sono coinvolte anche in numerose patologie, compresi diversi tumori.
Anche il latte contiene molti microRNA, spesso racchiusi in vescicole extracellulari, minuscoli involucri delimitati da una membrana che possono proteggerne il contenuto. Alcuni microRNA bovini sono inoltre molto simili ai corrispondenti microRNA umani.
I microRNA del latte e quelli studiati nel tumore della mammella
La revisione ha incluso complessivamente 93 studi. Gli autori hanno dapprima identificato i microRNA presenti nel latte e nei prodotti lattiero-caseari e hanno poi cercato, in studi basati sull’essere umano, quali degli stessi microRNA fossero associati ai processi biologici coinvolti nel tumore della mammella. Gli studi animali sono stati esclusi da questa seconda parte dell’analisi.
Tra quelli che emergono più frequentemente troviamo miR-148a-3p, miR-21-5p, miR-30a-5p, miR-125b-5p, miR-26a-5p, miR-155-5p e miR-146a-5p. Sono molecole studiate, a seconda del contesto, in relazione a proliferazione cellulare, apoptosi, infiammazione, invasività tumorale e risposta ai trattamenti.
Ed è proprio osservando come alcuni di questi microRNA cambiano nel latte che emerge il legame con le condizioni in cui vivono gli animali.
Mastite, infiammazione e microRNA del latte
Un esempio particolarmente interessante è la mastite, una condizione infiammatoria della mammella molto diffusa nelle bovine da latte. Il rischio può aumentare nei sistemi di allevamento intensivo, anche in relazione a stress fisiologico, elevate richieste produttive e condizioni igieniche.
Diversi studi indipendenti hanno osservato che nel latte di bovine con mastite aumentano in particolare miR-21-5p, miR-155-5p e miR-146a-5p, tanto che queste molecole sono state proposte anche come possibili biomarcatori dello stato infiammatorio della mammella.
La sovrapposizione con la ricerca oncologica è notevole. miR-21-5p e miR-155-5p, frequentemente aumentati nella mastite, sono stati associati nel tumore della mammella a processi pro-tumorali come transizione epitelio-mesenchimale, resistenza ai trattamenti ed evasione immunitaria. Per miR-155-5p sono state inoltre descritte associazioni con importanti vie pro-infiammatorie.
Questo è uno dei punti centrali della revisione: lo stato infiammatorio della mammella modifica il profilo molecolare del latte, e alcune delle molecole coinvolte partecipano anche a circuiti biologici rilevanti nella patologia umana.
Un elemento importante è che molti microRNA del latte sono trasportati all’interno di vescicole extracellulari, strutture che ne aumentano la stabilità e possono proteggerli durante il passaggio attraverso l’apparato digerente. Diversi studi suggeriscono che i microRNA associati a queste vescicole possano sopravvivere alla digestione, essere assorbiti e mantenere attività regolatoria. La questione ancora aperta riguarda soprattutto quanto questo trasferimento avvenga nell’essere umano, quali quantità raggiungano effettivamente la circolazione e i tessuti bersaglio e quale sia la loro rilevanza biologica.
Anche lo stress e il sistema di allevamento lasciano una traccia nel latte
La mastite non è l’unica condizione associata a cambiamenti dei microRNA.
Uno degli studi discussi dagli autori ha mostrato, per esempio, che lo spostamento delle bovine da un gruppo sociale a un altro, una situazione di stress legata alla gestione degli animali, modifica l’espressione dei microRNA presenti negli esosomi del latte.
Anche il sistema di allevamento sembra avere un ruolo. Il microRNA miR-451, descritto in diversi contesti per proprietà oncosoppressive, è risultato più abbondante nelle frazioni ricche di vescicole extracellulari del latte proveniente da bovine allevate al pascolo rispetto a quelle mantenute in sistemi intensivi.
Gli autori ritengono quindi che negli studi sugli effetti dei latticini non si dovrebbe considerare soltanto la quantità consumata, ma anche la provenienza del latte e il sistema con cui è stato prodotto. Arrivano a suggerire che un elevato consumo di latte proveniente da sistemi intensivi possa meritare maggiore attenzione, pur indicando queste osservazioni come ipotesi da approfondire.
Gravidanza e lavorazione del latte: altre variabili da considerare
Anche lo stato fisiologico della bovina può essere importante. Nella moderna produzione lattiero-casearia, gravidanza e lattazione spesso si sovrappongono. Si tratta di una condizione caratterizzata da profonde modificazioni ormonali e immunologiche, che potrebbe influenzare anche il profilo dei microRNA del latte. Gli autori sottolineano che questo aspetto è ancora poco studiato e merita indagini specifiche.
E il latte continua a cambiare anche dopo la mungitura. Pastorizzazione, trattamento UHT, fermentazione e altre lavorazioni possono modificare quantità e composizione dei microRNA e l’integrità delle vescicole extracellulari che li trasportano.
Per questo parlare genericamente di “consumo di latticini” rischia di mettere insieme prodotti biologicamente differenti. La stessa revisione richiama studi epidemiologici nei quali latte non fermentato e prodotti fermentati mostrano associazioni diverse con la salute.
Benessere animale e salute umana: due aspetti dello stesso sistema
Nel loro insieme, questi dati mostrano perché sia riduttivo considerare il latte come un prodotto dalla composizione biologica fissa.
Mastite, stress, gravidanza, sistema di allevamento e trasformazione dell’alimento possono modificarne il profilo dei microRNA. Gli autori chiedono quindi che le future ricerche tengano conto sistematicamente dello stato di salute degli animali, delle condizioni di allevamento, della fase della lattazione e dei processi di lavorazione.
È un cambio di prospettiva importante: studiare gli effetti sulla salute di un alimento di origine animale significa considerare anche come vive l’animale che lo produce.
Per capire che cosa accade nell’essere umano servono modelli human-relevant
La revisione si conclude con un’indicazione metodologica altrettanto significativa.
Gli autori osservano che gran parte della ricerca disponibile utilizza modelli animali o sistemi in vitro troppo semplici, che spesso non riescono a rappresentare la complessità della fisiologia e delle patologie umane, soprattutto in oncologia.
Non è un dettaglio: oltre 220 studi sono stati esclusi dalla revisione perché basati su modelli animali o altri sistemi non umani.
Per le prossime ricerche gli autori raccomandano di privilegiare modelli human-relevant, citando espressamente organoidi, tecnologie organ-on-chip e profilazione trascrittomica ad alta risoluzione. L’obiettivo è studiare l’interazione tra microRNA dei prodotti lattiero-caseari e biologia umana in sistemi più pertinenti, capaci anche di rappresentare la complessità delle interazioni tra tumore e sistema immunitario.
La domanda aperta, quindi, non riguarda soltanto che cosa contiene il latte. Riguarda come lo stato dell’animale e il sistema di produzione ne modificano la biologia e come queste differenze possano interagire con quella umana.
È precisamente in questo punto che benessere animale, qualità degli alimenti e salute umana smettono di essere temi separati e diventano parti dello stesso problema scientifico.