La discussione sul disegno di legge n. 1552, che interviene sulla normativa nazionale in materia di fauna selvatica e attività venatoria (1), riporta al centro del dibattito pubblico il rapporto tra caccia, salute pubblica, tutela della biodiversità e sicurezza dei cittadini.
OSA – Oltre la Sperimentazione Animale esprime preoccupazione per un provvedimento che rischia di indebolire le garanzie previste a protezione della collettività, degli ecosistemi e della fauna selvatica, in un momento storico segnato da crisi climatica, perdita di habitat e crescente pressione antropica sugli ambienti naturali.
Un primo aspetto critico riguarda la salute pubblica. L’utilizzo di munizioni contenenti piombo comporta la dispersione nell’ambiente di un metallo tossico, persistente e pericoloso per la fauna selvatica (2). La presenza di residui di piombo nella selvaggina può inoltre rappresentare un rischio per la catena alimentare e per la salute umana, in particolare per bambini, donne in gravidanza e soggetti vulnerabili. Le principali autorità sanitarie indicano che non esiste una concentrazione ematica di piombo considerata sicura, in particolare nei bambini; anche livelli bassi possono essere associati a effetti sullo sviluppo neurologico e cognitivo (3). A livello europeo, ECHA stima che la prosecuzione degli attuali rilasci da munizioni e attrezzi da pesca contenenti piombo potrebbe determinare centinaia di migliaia di tonnellate di piombo disperse nell’ambiente nei prossimi decenni (2).
Il divieto dell’uso di munizioni al piombo nelle zone umide rappresenta un passo importante, ma non esaurisce il problema. In un’ottica di prevenzione e di tutela della salute, appare necessario valutare misure più ampie, coerenti con il principio di precauzione e con l’approccio One Health, che riconosce l’interdipendenza tra salute umana, salute animale e salute degli ecosistemi.
La biodiversità non è un elemento accessorio, ma una condizione essenziale per un ambiente sano e vivibile. La sua tutela, oggi riconosciuta anche dall’articolo 9 della Costituzione, dovrebbe orientare le scelte politiche e legislative verso la prevenzione dei danni ambientali e il rafforzamento della conservazione degli habitat. La normativa europea ammette la caccia solo entro limiti rigorosi di sostenibilità e protezione delle specie, richiedendo particolare attenzione ai periodi di prelievo e all’uso delle deroghe.
Il declino della biodiversità è riconosciuto a livello internazionale come una crisi sistemica che richiede politiche di tutela più forti, non l’indebolimento degli strumenti di conservazione (4)
In questa prospettiva, l’ampliamento dell’attività venatoria non può essere considerato una risposta adeguata alla gestione della fauna. Al contrario, rischia di aggravare squilibri già esistenti, riducendo le tutele per specie selvatiche sottoposte a molteplici fattori di pressione, dai cambiamenti climatici alla frammentazione degli habitat, dall’inquinamento alla riduzione delle aree naturali.
Particolare preoccupazione destano le ipotesi di estensione dei periodi e degli spazi di caccia, l’aumento delle specie cacciabili e l’indebolimento del ruolo delle valutazioni tecnico-scientifiche. La gestione della fauna dovrebbe fondarsi su evidenze indipendenti, prevenzione, conservazione degli habitat e riduzione delle cause strutturali dei conflitti tra attività umane e animali selvatici, non sull’espansione del prelievo venatorio.
Il tema riguarda anche la sicurezza pubblica. L’uso di armi da fuoco in contesti naturali frequentati da cittadini, famiglie, escursionisti, agricoltori e animali domestici pone interrogativi concreti sulla fruizione sicura e condivisa del territorio. Gli incidenti legati all’attività venatoria, con morti e feriti registrati negli anni, mostrano come la caccia non sia una pratica priva di conseguenze per la collettività (5).
La caccia pone inoltre una questione etica e culturale. In una società che riconosce sempre più chiaramente la sensibilità degli animali e la necessità di ridurre la violenza nei loro confronti, appare anacronistico sostenere un’attività che comporta l’uccisione di animali per finalità ricreative. La relazione con la fauna selvatica dovrebbe fondarsi su rispetto, conoscenza, convivenza e protezione.
OSA ritiene che la tutela della salute pubblica, degli animali e della biodiversità debba essere considerata un interesse generale prioritario. Ogni riforma normativa dovrebbe rafforzare gli strumenti di conservazione, prevenzione e controllo scientifico, non ampliare le possibilità di uccisione della fauna selvatica.
Per queste ragioni, OSA chiede al Parlamento e al Governo di fermare l’iter del DDL 1552 e di aprire un confronto trasparente con la comunità scientifica, le associazioni ambientaliste, animaliste e sanitarie, orientato a politiche realmente fondate sulla prevenzione, sulla protezione degli ecosistemi e sul rispetto degli animali.
In un tempo segnato da emergenze ambientali e sanitarie globali, la direzione non può essere quella di indebolire le tutele, ma di rafforzarle. Proteggere la salute, la biodiversità e la sicurezza significa proteggere il futuro delle persone, degli animali e dell’ambiente che condividiamo.
Fonti
- https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=59294
- https://poisoncentres.echa.europa.eu/en/web/guest/hot-topics/lead-in-shot-bullets-and-fishing-weights
- https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.2903/j.efsa.2010.1570 ; https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/lead-poisoning-and-health
- https://files.ipbes.net/ipbes-web-prod-public-files/inline/files/ipbes_global_assessment_report_summary_for_policymakers.pdf
- https://www.vittimedellacaccia.org/avc-dossier-2025-2026-vittime-umane/ ; https://www.corriere.it/animali/animali-selvatici/26_febbraio_02/chiusa-la-stagione-di-caccia-il-bilancio-degli-incidenti-e-di-13-morti-e-di-34-feriti-cb5561d3-c7af-432e-bdae-501365f5exlk.shtml ; https://enpa.org/ddl-caccia-enpa-462-morti-in-17-anni-per-incidenti-venatori-il-ministro-dellinterno-intervenga/