Perché non ha senso continuare ad investire risorse nella sperimentazione animale per xenotrapianti e sostanze d’abuso

La senatrice a vita Elena Cattaneo ha presentato un emendamento che cancellerebbe, se approvato, il percorso di abbandono dei discutibili esperimenti su animali per testare gli effetti di alcol, droghe e tabacco, e quelli sugli xenotrapianti.

Iniziamo con il fornire una definizione di “xenotrapianto”, ovvero qualsiasi procedura che riguardi il trapianto, l’impianto o l’infusione in un ricevente umano di organi, tessuti o cellule vive di provenienza animale (xenotrapianto di tipo A) o di fluidi corporei, cellule, tessuti od organi umani che sono entrati in contatto ex vivo con cellule, tessuti e organi animali vivi (xenotrapianto di tipo B).

Come prima considerazione vorremmo sottolineare il fatto che bisognerebbe assolutamente evitare di creare false aspettative ed illusioni con proclami roboanti eccessivamente ottimistici, che hanno più lo scopo di essere dei veri spot pubblicitari. E’ inammissibile che si diffonda la convinzione (lo si legge in tantissimi comunicati e interviste sui comuni mezzi di informazione) da parte di chi pratica questo tipo di ricerca o comunque la sostiene, che gli xenotrapianti siano la risposta alla carenza di organi per i trapianti! Da come si parla in questi ultimi tempi sembra che l’uso clinico sull’uomo, sia quasi imminente. Le cose purtroppo non stanno così e la realtà è ben diversa. Le problematiche non ancora risolte rendono impossibile, allo stato attuale, l’applicazione clinica dello xenotrapianto sull’uomo. La sopravvivenza degli animali sottoposti a trapianto, a livello sperimentale, fra specie diverse (da suino a primate) è dell’ordine di 40-80-90 giorni, nonostante si sperimenti oramai da diversi decenni. Al di là delle problematiche assolutamente ancora non risolte, inerenti alla tecnica dello xenotrapianto, di tipo immunologico (rigetto), zoonotico (possibile trasmissione di agenti patogeni) e genetico (passaggio di materiale genetico dall’animale all’uomo), è necessaria e improcrastinabile una accurata analisi e valutazione degli aspetti etici, psicologici e giuridici ad essa correlati. Questi ultimi aspetti dovrebbero imporre uno stop agli esperimenti di xenotrapianto in quanto non sussistono le condizioni per una reale applicazione sull’uomo e una reale utilità.

Negli ultimi anni stanno emergendo nuove metodologie, dalle cellule staminali umane pluripotenti indotte (hiPSCs) alle bio-stampanti tridimensionali (3D), che stanno già dando i primi promettenti risultati nel campo dei trapianti. Ad esempio ricostruire delle valvole cardiache interamente umane utilizzando la stampa 3D e cellule umane, è un traguardo raggiungibile e molto vicino. Ci sono buone possibilità che queste tecniche in un prossimo futuro possano rappresentare una soluzione alla carenza di organi e tessuti per i trapianti. Quanto prossimo sarà questo futuro, dipende molto dalle risorse (umane ed economiche) che verranno investite in tale direzione.

Per quanto riguarda le sostanze d’abuso, sin dagli anni ’70 del secolo scorso, periodo in cui è iniziata la diffusione epidemica di sostanze stupefacenti, e l’abuso di sostanze quali alcol e tabacco si è reso evidente in tutta la sua pericolosità per la salute pubblica, parte della comunità scientifica ha disperatamente cercato la “pillola magica” che potesse curare la dipendenza da sostanze.  Tale spinta forsennata presenta ragioni economiche del tutto evidenti, a scapito delle ragioni scientifiche ma anche del comune buonsenso: 50 anni di tentativi si sono rivelati fallimentari perché la dipendenza da sostanze è un fenomeno estremamente complesso, fortemente condizionato da componenti affettive, relazionali e socio-politiche. Inoltre, nella pressoché totalità dei casi siamo oggi di fronte a situazioni di poli-assunzione, non esistendo più la dipendenza da una sola sostanza. Questo complesso di fattori vanifica la validità scientifica di qualsiasi ricerca si fondi sullo studio degli effetti di una singola sostanza sull’organismo, per di più un organismo animale, il cui sistema nervoso centrale ha una complessità diversa da quella del sistema nervoso centrale umano.

Una ricerca discutibile, perché oltre a costare il sacrificio di migliaia di vite animali e a creare quindi il malcontento di un pubblico sempre più sensibile alle problematiche etiche, sottrae ingenti risorse all’unica ricerca scientifica che possa dare risultati soddisfacenti per l’essere umano, quella basata su nuovi approcci metodologici, focalizzati sulla complessità e la biologia dell’organismo umano, che in questo caso più che mai, rappresenta il modello quintessenziale per la ricerca biomedica. 

Non a caso a questo proposito lo scorso dicembre  il mondo scientifico si è mobilitato rivolgendo un appello per chiedere al Ministro Speranza di far rispettare il divieto che già dal 1 gennaio 2020 avrebbe dovuto rendere illegale l’utilizzo degli animali per studiare gli effetti delle sostanze d’abuso quali droghe, alcol, tabacco. Ma il decreto “milleproroghe” ha nuovamente permesso che tale divieto non venisse rispettato.

Ora, ancora una volta si vorrebbe ignorare quella parte (non più trascurabile) di Comunità Scientifica che, ben consapevole dei fallimenti e dei limiti dei modelli animali e delle potenzialità delle nuove tecnologie ed approcci metodologici, sta cercando di andare oltre la sperimentazione animale, verso una ricerca scientificamente valida ed eticamente sostenibile, basata sulla biologia umana. E lo sta facendo non solo per proteggere gli animali ma anche e soprattutto per proteggere la salute umana. Dal momento infatti in cui i modelli animali non possono garantire sufficiente sicurezza e affidabilità nel rilevamento di potenziali effetti collaterali ed efficacia dei farmaci, continuando a promuovere questo tipo di approcci, si mette a rischio la sicurezza dei pazienti umani.

Considerando le già limitate risorse destinate alla Ricerca scientifica e gli elevati costi della sperimentazione animale, viene da chiedersi se sia legittimo continuare a promuovere gli esperimenti sugli animali anche laddove i potenziali benefici di tali pratiche siano quanto meno discutibili, e se questo sia da considerarsi accettabile anche in termini di allocazione di risorse.

Sappiamo che purtroppo nonostante esistano da tempo metodi alternativi fruibili e validi scientificamente, spesso questi non vengono utilizzati come dovrebbero.

Noi di O.S.A., un’ associazione formata da laureati e ricercatori in discipline scientifiche ed in campo biomedico, ci battiamo perché questi ed altri metodi innovativi vengano utilizzati e promossi sempre più e ci auguriamo pertanto che la proposta della Senatrice Cattaneo non venga accolta, in quanto ciò rappresenterebbe un grande passo indietro per la Ricerca biomedica italiana, che dovrebbe invece intraprendere i sentieri del progresso, educando correttamente i futuri ricercatori, incoraggiandoli ad abbracciare il necessario cambiamento, proprio come si sta facendo nel resto d’Europa, dove molte più risorse vengono investite in Nuovi Approcci Metodologici (NAM) animal-free. Non a caso la maggior parte dei giovani ricercatori che desidera dedicare il proprio percorso di studio e ricerca ai NAM animal-free è costretta a trasferirsi all’estero.